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C’è un passaggio nella seconda relazione semestrale del Commissario straordinario del governo per la lirica, che da il senso di una fase nuova avviata dal sistema delle fondazioni liricosinfoniche italiane, che inizia finalmente a dare i suoi frutti. Il conseguimento del risanamento «rimane un obiettivo alla portata di tutte le fondazioni», scrive infatti Pierfrancesco Pinelli nel monitoraggio effettuato sui bilanci preventivi 2015 e sui risultati al primo semestre di quest’anno di cinque delle otto Fondazioni che hanno aderito alla legge 112 del 2013, in base alla quale si impegnano a raggiungere l’equilibrio finanziario entro il 2016 in cambio dell’erogazione, da parte dello Stato, di fondi aggiuntivi per 148,1 milioni di euro sotto forma di prestito agevolato da restituire in 30 anni, utili per ripianare i debiti pregressi e risanare i bilanci. I problemi restano tanti, ammette Pinelli, e i risultati sono molto diversi a seconda delle fondazioni, con l’Opera di Roma, il San Carlo di Napoli e il Verdi di Trieste che già quest’anno dovrebbero raggiungere il pareggio di bilancio, mentre la situazione è ancora difficile per Maggio Fiorentino e Comunale di Bologna, che stimano un margine operativo lordo negativo a fine anno, non previsto dai piani di risanamento approvati dal governo. Ma nessuna situazione è drammatica o senza ritorno. Sebbene più lentamente delle intenzioni, il percorso di ristrutturazione è avviato e il sistema di sostegno e controllo messo in piedi dal governo per assicurarlo dimostra di funzionare. Alla fine di ottobre, spiega il commissario, risultano approvati sette degli otto piani presentati (solo quello del Carlo Felice di Genova è ancora in attesa di approvazione da parte della Corte dei conti). Dei 148,1 milioni complessivi, 130 sono già stati assegnati e u6,8 erogati. Il ritardo nell’approvazione dei piani (e di conseguenza nello stanziamento dei fondi) ha in parte rallentato il percorso di risanamento, come ha più volte sottolineato l’Associazone nazionale delle fondazioni liriche (Anfols), che chiede infatti al ministero dei Beni culturali una proroga di un anno per il raggiungimento dell’equilibrio finanziario. Proroga su cui il ministro Dario Franceschini avrebbe già dato il suo assenso. Ma molti progressi sono già stati fatti. La relazione di Pinelli riconosce lo sforzo di tutti i teatri per ridurre i costi e migliorare efficienza e ricavi. Aumenta l’offerta complessiva di spettacoli delle cinque fondazioni monitorate: 875 le alzate di sipario nel 2015 contro le 810 del 20i4, con aumenti in particolare a Roma, Firenze e Trieste. Il che si traduce anche in un aumento dei ricavi da botteghino complessivi (21,3 milioni nel 2015 contro i 18,4 del 2014) e, in due casi (Roma e Firenze), anche dei contributi da parte di privati, che complessivamente salgono dai 6,7 del 204 ai 7,6 del 2015. Tuttavia, i ricavi totali scendono di quasi 13 milioni, a fronte di costi di produzione maggiori. Scendono invece rispetto al2014, sebbene di poco, i costi di gestione, in linea con i piani di risanamento, mentre il margine operativo lordo risulta in tutti i casi (con l’eccezione di Napoli) inferiore alle attese; in tre casi è positivo, mentre resta negativo per Firenze e Bologna. «Il tema fondamentale, in questo momento, è la gestione dei costi – commenta Pinelli -. Molto è stato fatto da tutti i teatri, anche da quelli che, come Bologna e Firenze, sono ancora una situazione difficile. Ma molto di più si potrebbe fare anche solo programmando meglio le stagioni, magari cercando meno lustro nell’offerta, in questa prima fase, e dando priorità al risanamento».Il dato da monitorare in questo senso è quello sul “margine di produzione” (la differenza tra ricavi da botteghino e costi di produzione), che in tutti i casi è non solo negativo,
ma anche inferiore al 2014 e alle previsioni dei piani di risanamento sebbene, anche in questo caso, è importante notare le significative differenze tra i teatri. «Si tratta di un percorso lungo e difficile – conclude Pinelli – che sta in piedi soltanto se tutte le componenti faranno la loro parte». Molte azioni intraprese quest’anno daranno i loro frutti solo a partire dal prossimo esercizio. L’obiettivo, dunque, è «a portata»,ma guai ad abbassare la guardia perché, avverte Pinelli, «non abbiamo ancora vinto».